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FOTOGRAFARE PER PARIS’ART “L’ARTE DELL’UNICITA”

L'improvvisazione e l'essere Artisti per natura e formazione


Non basta un microfono per comunicare così come non basta una bella fotocamera per fare una foto. L’empirica tecnica o l’avventata intraprendenza di stare davanti ad una macchina da presa o dietro un megafono, non sono sufficienti per raccontare, empatizzare, catturare.

Il mondo attuale è inflazionato da migliaia di immagini e da sterili emulazioni, un continuo copia incolla ed una ridicola imitazione, l’abuso improprio della parola Arte e dell’essere Artisti nell’animo, ancor prima che nell’espressione. Bisogna chiedersi cos’è l’Arte, cos’è la Bellezza, cos’è un Artista, come si congela il carisma comunicativo. Nel melmoso torpore dell’uniformità, trova spazio solo lo stenuo spiraglio dell’unicità di quelle poche persone capaci di progetti che hanno un’anima. Elevazione che va oltre la capacità di azionare il tasto “on- off “e che trova radice nel DNA di Artista di fatto, per natura e per formazione.





Il progetto fotografico che ho intrapreso con Anna Parisi mi riporta molto indietro nel tempo, ai primi anni dei miei studi artistici. Riemergono nella mente il saliscendi e l’odore di muffa delle strette scale in legno del Convento Francescano che ospitava l’Istituto Statale D’Arte di Milazzo. Odori che si fondevano con l’aulico incanto artistico che i grossi muri delle aule traspiravano. Sono i luoghi dove abbiamo iniziato ad incontrarci e scontrarci con matite, righelli e cartoncini, conoscendo così, la prospettiva, l’esplosione assonometrica, il potere della luce nei ritratti e nelle grandi opere universali.






Quando ruoto il piccolo tasto d’accensione della mia fotocamera, tutte quelle informazioni diventano imprescindibili, basilari, essenziali. Potrei impostare i flash per ottenere la luce Rembrandt secondo schema da manuale ma senza ottenere la forza compositiva legata alla conoscenza della biografia e delle opere del grande pittore Olandese che l’ha ispirato.


Stessa cosa vale per le tecniche dei paesaggi ispirati dai dipinti di Vincent Van Goh, di Henri Matisse o quelli metafisici e più moderni di Giorgio De Chirico, solo per citarne alcuni. Ok siamo pronti a comporre, ma dove metto il soggetto? Qual è il punto di fuga? E’una prospettiva centrale? Obliqua? Accidentale?





Allo stesso modo come potrei cogliere l’espressione turbata o il sorriso di una persona senza conoscere gli effetti percepiti e/o provocati da una precisa battuta o dalla risposta riflessa dei muscoli alla richiesta di un movimento, trazione o movenza.



Oggi che alcune mie foto sono state utilizzate nel sito ufficiale www.annaparisiatelier.com, ho deciso di scrivere questo post anche per ringraziare le persone che sono intervenute durante gli shooting e la fiducia che Anna ha riposto in me, facendo riesplodere attraverso l’hobby della fotografia quella intensa dimensione di condivisione artistica, collaborando nella creazione delle immagini di posa e della interpretazione del mood stilistico meglio riassunto in un passaggio che ho trovato nel sito internet dell’atelier e che di seguito riporto testuale:







“Gli abiti di parisArt sono creazioni uniche su cui veri e propri slanci pittorici si adattano all'esigenza stilistica. É espressione di una unicità che per essere indossata deve essere posseduta. Modelli creati per una donna che nella propria capacità di generare si genera venendo fuori dagli elementi in cui si riconosce; una donna che porta in sé l'energia del mondo, il calore della terra, la freschezza dell'acqua, il mistero del mare, il luccichio degli astri e della intensa luce Siciliana. Anna Parisi”.


2 Aprile 2022

Michele Isgrò


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